domenica 5 novembre 2017

Dowton Abbey

Downton Abbey

Su, non siate così melodrammatico. Non siamo in un romanzo di Dickens.

Tutti noi abbiamo un ruolo da mettere in scena, e tutti noi dobbiamo essere messi in grado di poterlo recitare.

È in atto una crisi di cui non sono al corrente?...Dunque questo assembramento non ha alcuna ragione d'essere.

È stata decisa una pausa di cui non sono stata messa al corrente?

Non essere impertinente, non ti si addice.

Sono una donna. Posso avere tutte le contraddizioni che voglio.


How to train your dragon, by Cressida Crowell

Becoming a Hero the hard way!

I was not the sort of boy who could train a dragon with a mere lifting of an eyebrow. I was not a natural at the Heroism business. I had to work at it. This is the story of becoming a Hero the Hard Way.
Pag 3

martedì 10 ottobre 2017

The sparrow, by Mary Doria Russell

From The sparrow, by Mary Doria Russell

The city gave its name to the power of patience - Romanità. Romanità excludes emotion, hurry, doubt. Romanità waits, sees the moment and moves ruthlessly when the time is right. Romanità rests on an absolute conviction of ultimate success and arises from a single principle, Cunctando regitur mundus: Waiting, one conquers all.
So, even after sixty years, Vincenzo Giuliani felt no sense of impatience with his inability to understand Emilio Sandoz, only a sense of how satisfying it would be when the wait paid off.
Pag 8

The house became his cave - a home where a Jesuit was welcome and relaxed and off-duty, where he could soak up energy instead of being drained of it. It was the first real home Emilio Sandoz had ever had.
Pag 34

I know this will sound glib, but don't pretend you  aren't feeling what you feel. That's how things slide into hell. Feelings are facts. Look straight at them and deal with them. Work it through, as honestly as you  can. If God is anything like a middle-class white chick from the suburbs, which I admit is a long shot, it's what you  do about what you  feel that matters. Maybe God will love you  more if you  come back to Him with your whole heart later.
Pag 38


giovedì 21 settembre 2017

Il canto del popolo ebraico massacrato, di Yitzhak Katzenelson

Yitzhak Katzenelson, Il canto del popolo ebraico massacrato
Giuntina, Firenze 1995

Non ci sono più! E non torneranno più su questa terra!
Me li sono inventati. Sì, sto seduto e me li invento.
Solo le loro sofferenze sono vere. Solo il loro dolore
di massacrati è vero, immane...
Pag 33

Raccontate... io so soltanto l'inizio...e l'inizio non è tutto - vorrei
che mi diceste la fine...o forse il mio pianto vi disturba?
Parlatemi della fine, raccontate, e io ascoltero', io piangerò in silenzio...
Raccontate - io sono una pietra corrosa, le mie lacrime acqua che sgorga da una roccia.
Pag 49

I primi ad essere ammazzati sono stati i bambini, gli orfani,
quanto di meglio ci sia al mondo, quanto di più bello possieda l'oscura terra!
Quegli orfani sarebbero stati la nostra consolazione,
da quei visi tristi e muti sarebbe arrivata la luce del giorno!
Pag 55

La tristezza rimane, penetra nel mondo, nella vita, e lascia una traccia profonda.
La tristezza ebraica fa riflettere, sveglia, apre gli occhi.
È come una Torah per il mondo, come una profezia, uno scritto sacro -
Non piangere...Ottanta milioni di assassini per la tristezza di una bambina ebrea.
Pag 57

Non dare consigli a nessuno, né al tuo vicino né ai parenti
che disperatamente ti supplicano con gli occhi come schiavi, come schiavi
che chiedono pietà: che fare? Anche se tu fossi Dio -
non dire niente. Niente! Tutto ciò che puoi dire è male.
Pag 63

Siete rimasti a guardare quando hanno portato a morire i figli del mio popolo,
per mare, sui treni, a piedi, al chiaro del giorno e al buio della notte.
Milioni di bambini hanno teso  le mani verso di voi prima di venire massacrati,
milioni di nobili madri, di padri - nulla ha fatto tremare il vostro impassibile azzurro.
Pag 81

Non ci fu scampo: li hanno scovati tutti, li hanno trovati
nelle cantine più profonde di via Mila, nascosti nelle soffitte, negli armadi, nelle immondizie,
dappertutto. Via Mila era piena di noi. E siamo rimasti così pochi!
Ci hanno uccisi sul posto o ci hanno portati alla morte per strade deserte.
Pag 109

mercoledì 20 settembre 2017

Il canto del popolo ebraico massacrato, di Yitzhak Katzenelson

Yitzhak Katzenelson, Il canto del popolo ebraico massacrato
Giuntina, Firenze 1995

Non ci sono più! E non torneranno più su questa terra!
Me li sono inventati. Sì, sto seduto e me li invento.
Solo le loro sofferenze sono vere. Solo il loro dolore
di massacrati è vero, immane...
Pag 33

Raccontate... io so soltanto l'inizio...e l'inizio non è tutto - vorrei
che mi diceste la fine...o forse il mio pianto vi disturba?
Parlatemi della fine, raccontate, e io ascoltero', io piangerò in silenzio...
Raccontate - io sono una pietra corrosa, le mie lacrime acqua che sgorga da una roccia.
Pag 49

I primi ad essere ammazzati sono stati i bambini, gli orfani,
quanto di meglio ci sia al mondo, quanto di più bello possieda l'oscura terra!
Quegli orfani sarebbero stati la nostra consolazione,
da quei visi tristi e muti sarebbe arrivata la luce del giorno!
Pag 55

La tristezza rimane, penetra nel mondo, nella vita, e lascia una traccia profonda.
La tristezza ebraica fa riflettere, sveglia, apre gli occhi.
È come una Torah per il mondo, come una profezia, uno scritto sacro -
Non piangere...Ottanta milioni di assassini per la tristezza di una bambina ebrea.
Pag 57

Non dare consigli a nessuno, né al tuo vicino né ai parenti
che disperatamente ti supplicano con gli occhi come schiavi, come schiavi
che chiedono pietà: che fare? Anche se tu fossi Dio -
non dire niente. Niente! Tutto ciò che puoi dire è male.
Pag 63

Siete rimasti a guardare quando hanno portato a morire i figli del mio popolo,
per mare, sui treni, a piedi, al chiaro del giorno e al buio della notte.
Milioni di bambini hanno teso  le mani verso di voi prima di venire massacrati,
milioni di nobili madri, di padri - nulla ha fatto tremare il vostro impassibile azzurro.
Pag 81

Non ci fu scampo: li hanno scovati tutti, li hanno trovati
nelle cantine più profonde di via Mila, nascosti nelle soffitte, negli armadi, nelle immondizie,
dappertutto. Via Mila era piena di noi. E siamo rimasti così pochi!
Ci hanno uccisi sul posto o ci hanno portati alla morte per strade deserte.
Pag 109

Primo Levi in Yitzhak Katzenelson, Il canto del popolo ebraico massacrato

Anche Katzenelson, come la maggior parte degli scrittori, dei musici e dei teatranti yiddish, è poeta popolare: ma scaturisce e trae alimento da un popolo che è unico in Europa e nel mondo, un popolo in cui la cultura non è privilegio di una classe o di una casta, ma è di tutti e in cui il Libro ha sostituito la Natura in quanto fonte per eccellenza di ogni intuizione mistica, filosofica o poetica. Perciò non stupisce di ritrovare nel disperato e talora grezzo lamento di Katzenelson l'eco di parole eterne, la continuità e l'eredità legittime di Ezechiele, di Isaia, di Geremia e di Giobbe; né stupisce che egli stesso ne sia fiero e conscio: "...in ogni ebreo grida un Geremia, un Giobbe disperato". (...) ...alle domande del Giobbe moderno nessuno risponde, nessuna voce esce dal turbine. Non c'è più un Dio nel grembo dei cieli " nulli e vuoti", che assistono impassibili al compiersi del massacro insensato, alla fine del popolo creatore di Dio.

Primo Levi, dall'Introduzione a Yitzhak Katzenelson, Il canto del popolo ebraico massacrato

martedì 8 agosto 2017

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